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Iter Processo Penale

 

Concluse le indagini preliminari, il p.m. deciderà se emanare provvedimento di archiviazione o di rinvio a giudizio, qualora ritenga che nel corso delle indagini preliminari siano stati raccolti elementi sufficienti a sostenere l'accusa.

Egli quindi deposita la richiesta di rinvio a giudizio nella cancelleria del giudice dell’udienza preliminare, il quale fissa l’udienza e ne fa dare avviso alle parti.

Il g.u.p. ha il compito di valutare se nel fascicolo del p.m. c'è materiale di accusa sufficiente: se non è convinto delle prove raccolte pronuncia sentenza di non luogo a procedere, ovvero chiede al p.m. di fare più indagini e riformulare l'accusa nuovamente; viceversa, se è d'accordo con il p.m. dispone che si celebri il processo, tramite il “decreto che dispone il giudizio”.

Ha così inizio il processo e l'indagato assume la veste di imputato.

Udienza Preliminare

Durante l’udienza è inoltre possibile celebrare due dei riti alternativi ossia il rito abbreviato, che prevede la riduzione di un terzo della pena e l'applicazione della pena su richiesta delle parti, cosiddetto patteggiamento.

Se non si fa ricorso ai procedimenti alternativi, si procede con la fase del dibattimento, cuore della procedura poiché è in questa fase che si cerca la verità processuale, tramite l’assunzione di prove, tra cui quella testimoniale.

I testimoni sono avvertiti dell'obbligo di dire la verità, di rispondere ad ogni domanda e della facoltà di astensione per i prossimi congiunti dell'imputato.

L'esame è modellato sul modello anglosassone della cross examination: il soggetto è esaminato prima dalla parte che ne chiede l'ammissione (esame diretto), poi dalla controparte (controesame) e poi ancora dalla prima se questa lo richiede (riesame).
Le domande vengono poste direttamente dall'accusa e dalla difesa, tranne se l'esaminando è un minorenne o un maggiorenne infermo di mente.

Conclusioni del dibattimento

Al termine del dibattimento le parti formulano le conclusioni (in maniera contrapposta tra l’accusa e la difesa) e si giunge alla sentenza di condanna o assoluzione, che definisce la controversia. Il provvedimento può essere impugnato tramite revisione, l'appello e il ricorso in Cassazione.

Il processo penale così concepito è formulato per garantire la brevità dei tempi, a favore di tutti i soggetti che vi sono coinvolti.

È risaputo tuttavia che spesso la durata è maggiore e a ciò si può rimediare tramite una richiesta di risarcimento: grazie alla Legge Pinto se il processo ha avuto una durata irragionevole è possibile domandare un’equa riparazione, a titolo di risarcimento del danno subito.
Altro risarcimento è quello richiesto dalla parte offesa cui la legislazione consente di intraprendere due vie distinte a scelta del soggetto interessato: la costituzione di parte civile nel processo penale e l'azione civile autonoma.